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  3. italiabella
    06 Dic 18 @ 22:20  permalink
    Le regole valgono finché la Germania le rispetta. È questo quello che si evince dall’ultimo scontro tutto interno all’Unione europea sulla procedura con cui la Commissione europea ha nominato il tedesco Martin Selmayr come segretario generale. Secondo il difensore civico, l’organo guidato da Jean-Claude Juncker non ha seguito le regole previste. E le indagini dell’Ombudsman proseguono con uno scontro infuocato fra il suo ufficio e quello della Commissione.

    L’ufficio di Juncker ha risposto che la Commissione ha agito nel massimo della trasparenza e che la procedura è stata regolarissima. Replica che non è piaciuta agli “inquirente”, tanto che l’ufficio presieduto dall’irlandese Emily O’Reilly ha comunicato: “La risposta della Commissione alla nostra indagine non presenta nessuna nuova informazione e non ne modifica i risultati, che erano basati su un’ispezione di documenti interni della Commissione”. “La nostra indagine ha dimostrato in dettaglio come la nomina del signor Selmayr non abbia seguito il diritto europeo e non abbia seguito le regole della stessa Commissione”.

    La questione è particolarmente delicata. Perché Selmayr non è un semplice funzionario: è il capo di gabinetto della Commissione europea e, secondo molti, è il burocrate più potente di Bruxelles. Non è un mistero che la sua figura sia diventata in questi quattro anni a dir poco fondamentale. Tra le sue mani sono passati tutti i principali dossier degli ultimi tempi, dalla Brexit alla crisi del debito greco. E questo lo ha reso una personalità non solo importante ma anche fondamentale. Tanto che c’è chi lo ha definito il “presidente ombra”.

    Ma chi è Selmayr? Tedesco, avvocato, 47 anni, la sua carriera è stata rapida e decisa, passando da portavoce a segretario generale della Commissione. Come scrive Linkiesta, “alcuni colleghi lo chiamano il ‘mostro’ di Berlaymont per come gestisce in modo autoritario e dispotico i lavori nel palazzo della Commissione a Bruxelles. Altri ancora invece l’hanno definito il ‘Rasputin di Juncker’ o il ‘Frank Underwood della politica europea’ per il cinismo unito alla spregiudicatezza politica”. E nel frattempo, ha blindato la sua posizione al’interno della Commissione. Perché il segretario generale è un ruolo amministrativo: quindi non è sottoposto alle tempeste politiche. Ed è proprio per questo che l’Unione europea ha messo sotto osservazione la sua figura.
  4. italiabella
    06 Dic 18 @ 22:20  permalink
    Secondo molti osservatori, la nomina è una mossa anche spregiudicata di Juncker, per mantenere il più possibile lo status quo della Commissione europea anche dopo le elezioni europee del 2019. Il presidente della Commissione non potrà ricandidarsi per ovvi motivi. Inviso da molti governo dell’Unione europea, ma soprattutto dallo stesso elettorato continentale, la sua leadership è già abbondantemente sul viale del tramonto. Ma può dare il suo ultimi colpo di cosa: e l’ha fatto con la nomina di Selmayr.

    Ma la questione non investe solo Junker. La nomina di un tedesco come segretario generale ha lasciato tutti parecchio perplessi: perché tutti i ruoli amministrativi più importanti dell’Ue sono ricoperti da tedeschi. Quindi da una parte c’è uno Juncker sempre più debole che blinda la sua Commissione. Dall’altra parte, la Germania ha praticamente invaso gli uffici burocratici dell’Unione europea. Klaus Welle è segretario generale del Parlamento europeo, Helga Schmid è segretario generale dell’Eeas, il Servizio europeo per l’azione esterna. E adesso si parla anche di Manfred Weber alla presidenza della Commissione europea e di Jens Weidmann a capo della Banca centrale europea.

    La strategia tedesca è molto interessante. La Germania di Angela Merkel non ha scelto ruoli di prestigio o posizioni di comando in questi anni, ma ha scelto i posti “che contano”, quelli burocratici. È dal sottobosco dei funzionari europei che la Merkel coordina la politica dell’Unione. E in questi anni ha fatto in modo di fondere completamente i desideri di Berlino con quelli di Bruxelles grazie anche alla presidenza di Juncker. Anche infrangendo le regole.
  5. italiabella
    06 Dic 18 @ 22:22  permalink    [modificato 06 Dic 18 @ 22:23]
    A pensarci, sarebbe quasi incredibile. Berlino, la capitale che più ha guadagnato dal passaggio alla moneta unica e che per anni ha fatto della linea del rigore sui conti pubblici una vera e propria religione, accetta di venire a patti con i “populisti” italiani?

    Dal punto di vista strategico, la mossa è tutt’altro che insensata. E, bisogna dirlo, non è certamente un atto di fraterna amicizia: Angela Merkel è profondamente indebolita politicamente, ma sa meglio di qualunque leader europeo che lo status di potenza della Germania è indissolubilmente legato al mantenimento degli attuali equilibri di potere in Europa, specie dopo il rapido tramonto dell’astro di Emmanuel Macron. E per evitare sussulti, è necessario disinnescare la bomba di una crisi politica tra Roma e Bruxelles che metterebbe a repentaglio gli equilibri politico-economici dell’Unione e il ruolo stesso della Germania, che vuole confermarsi nella posizione di condizionatore di ultima istanza della Commissione.


    Senza l’Italia crolla l’Europa tedesca (e anche l’Ue a trazione tedesca)
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