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  2. italiabella
    22 Lug 18 @ 23:27  permalink
    La grande macchina della violenza jihadista che dal Medio Oriente si è diffusa in tutto il mondo, creando consensi e morte in Africa e attaccando più volte l’Europa, ha sempre bisogno di benzina. Necessita di rifornimenti continui perché il terrore costa. I soldi, milioni di dollari, servono per mantenere in funzione la macchina islamista. Il costo del terrore è sempre alto, dai 500 dollari spesi per l’attentato alla maratona di Boston del 2013, ai 450mila sborsati da Al Qaeda per l’11 settembre. I canali di approvvigionamento delle casse jihadiste possono essere divisi in gruppi.

    Le attività illecite
    Le formazioni islamiste usano modalità simili a quelle delle grandi organizzazioni criminali: traffico di droga, armi, tabacco, esseri umani. Ma anche rapine, furti, tasse sui territori controllati e sequestri di persona. In questo senso un anno fa fece scalpore quanto successe alla famiglia reale qatariota. Come ha raccontato il Financial Times , Doha pagò circa 1 miliardo di dollari di riscatto per due sequestri. Il primo, del valore di 700 milioni per rilasciare 26 membri della famiglia reale sequestrati nel sud dell’Iraq e andato a una milizia sciita. L’altro invece da 2-300 milioni è andato a un gruppo jihadista in Siria, Tahrir al-Sham, la formazione qeadista derivata da Al Nusra.
  3. italiabella
    22 Lug 18 @ 23:27  permalink
    I rapporti con gli Stati
    Il caso qatariota, se da un lato si può configurare come un riscatto, è stato visto da molti come un finanziamento diretto a organizzazioni terroristiche. Infatti un modo per sopravvivere che hanno i gruppi islamisti è quello di appoggiarsi a Stati che fanno da sponsor, come il Qatar appunto, ma anche l’Iran e l’Arabia Saudita. Herzi Halevi, capo della sezione intelligence dell’esercito israeliano, ha raccontato che i suoi uomini hanno visto andamenti interessanti nei flussi di denaro verso le organizzazioni terroristiche. Quelle formazioni assistite da un Paese sponsor (Hezbollah, Hamas) godono di migliore salute rispetto a quelle che dipendono da risorse proprie (Isis e Boko Haram).
  4. italiabella
    22 Lug 18 @ 23:28  permalink
    Metodi legali e alternativi
    Le nuove tecnologie hanno permesso all’Isis, come ad Al Qaeda e ad altre formazioni, di accedere a sistemi alternativi per raccogliere fonti. In questo senso un anno fa il Wall Street Journal raccontò la storia di come un network guidato da un leader dell’Isis utilizzasse eBay per trasferire denaro a un operativo negli Stati Uniti. Allo stesso tempo lo Stato islamico ha usato YouTube non solo per diffondere il proprio messaggio, ma anche per fare leva sulle migliaia di visualizzazioni e i conseguenti introiti pubblicitari. Non solo. L’Isis avrebbe usato la blockchain per le criptovalute come i bitcoin, per spostare flussi di denaro senza essere scoperto. Joseph Fitsanakis, ricercatore della Coastal Carolina University, ha spiegato che spesso i terroristi usano la Darknet per guadagnare vendendo ogni tipo di prodotto, dai film paratati ai vestiti, pagando tutto con criptovalute.
  5. italiabella
    22 Lug 18 @ 23:28  permalink
    Alcuni dei gruppi più ricchi
    Hezbollah
    Il “Partito di Dio”, secondo le stime dell’intelligence israeliana, otterrebbe circa il 70-80% delle sue entrate annuali direttamente dall’Iran. Teheran staccherebbe ogni anno un assegno di circa 800 milioni di dollari. Il che fa supporre che l’organizzazione, che può contare su quasi 50mila effettivi, abbia entrate complessive che si aggirano intorno a un miliardo di dollari. Ma Hezbollah ha elaborato anche una serie di altri strumenti per garantirsi nuovi introiti. In particolare attraverso il traffico di stupefacenti, come nel caso della cocaina passata dalla Colombia attraverso il Venezuela, con operazioni che hanno creato diversi imbarazzi all’amministrazione Obama. Secondo inchieste successive della giustizia americana è stato scoperto anche un sistema internazionale che attraverso meccanismi di compra-vendita permetteva di guadagnare attraverso il commercio di diamanti e addirittura auto usate.

    I talebani
    Gli eredi della guerra ai sovietici, che hanno controllato l’Afghanistan fino all’intervento americano, hanno un sistema di guadagno che si muove su due binari. Il meno remunerativo, ma costante, deriva dal controllo del territorio: più ne controlla maggiore è il flusso di denaro. L’altro è il commercio di droga. Secondo una stima dell’esercito americano i talebani incasserebbero circa 320 milioni di dollari l’anno dal traffico di narcotici, che compone circa il 50-60% dei guadagni del gruppo. Anche per questo motivo Washington ha deciso di avviare una campagna di bombardamenti mirati contro le piantagioni di oppio. Secondo l’ufficio “Drugs & Crime” delle Nazioni Unite lo scorso anno lo spazio coltivato a papaveri è aumentato del 63% rispetto al 2016. L’altra grande fonte di guadagno dei talebani è data dalla sfruttamento delle risorse minerarie come nei territori dei quali hanno il controllo in particolare per l’estrazione di rame e ferro. Come per Hezbollah, anche i talebani hanno uno Stato sponsor: l’Arabia Saudita. Circa due anni fa il New York Times raccontò come Riad sia stata in prima linea nell’aiutarli, con finanziamenti diretti e indiretti.

    Al Qaeda
    Tra le più note organizzazioni criminali, almeno fino all’avvento dello Stato islamico, l’organizzazione fondata da Osama Bin Laden è sempre stata un’abile macchina capace di generare sempre nuovi guadagni. La formazione qeadista, dopo le guerre in Afghanistan e Iraq degli Stati Uniti, e soprattutto dopo l’ascesa dello Stato islamico, ha saputo ricostruirsi a partire da una struttura decentrata. In particolare creando ramificazioni locali molto potenti:
  6. italiabella
    22 Lug 18 @ 23:28  permalink
    Aqim (Al Qaeda nel Maghreb islamico), attiva in Libia, Algeria, Costa d’Avorio, Mali, Nigeria, Tunisia e Burkina Faso fonda i suoi guadagni sui traffici illegali di esseri umani, droga, armi e tabacco. Una stima dell’Onu ha valutato che solo il mercato nero delle sigarette vale 60 miliardi di dollari all’anno in tutto l mondo, ciò significa che parte di questo flusso finisce direttamente nelle casse delle organizzazioni. Altra grande fonte di guadagno è il mercato dei sequestri, sviluppato e ampliato in particolare da Mokhtar Belmokhtar, che realizzò il grande sequestro di un impianto della Bp in Algeria nel 2013.
    Aqap (Al Qaeda nella Penisola Arabica) operante soprattutto in Arabia Saudita e Yemen. Potente soprattutto grazie al lungo conflitto yemenita, questo ramo dell’organizzazione controlla fette del territorio. Buona parte delle sue risorse attuali sono state accumulate grazie al periodo in cui controllò la città portuale di Mukalla. Tra il 2015 e 2016 arrivò a gestire un flusso di denaro di quasi due milioni di dollari al giorno grazie a imposte e tasse.
    Al Shabaab, la formazione discesa dalla Corti islamiche in Somalia che si è legata a Ayman al-Zawahiri. Gran parte dei fondi arrivano grazie alle tasse sul territorio controllato, ma anche dall’attività di pirateria. Ma nel febbraio di quest’anno un’inchiesta della Cnn ha scoperto che i miliziani riescono ad arrivare anche ai fondi internazionali che in realtà dovrebbero servire per aiutare la popolazione locale.
    Tahrir al Sham, l’emanazione qeadista della guerra siriana, già nota come Al Nusra. L’ultima sigla della galassia siriana si rifornirebbe sia con i soldi dei riscatti che soprattutto grazie al supporto delle petromonarchie del Golfo. Come la storia che abbiamo visto sul Qatar.
  7. italiabella
    22 Lug 18 @ 23:28  permalink
    Isis
    Nel 2014 il Dipartimento del Tesoro americano stimò che le entrate annuali dello Stato islamico fossero grossomodo riassumibili così: 500 milioni dallo sfruttamento di risorse petrolifere, 200 dalle richieste di tasse nei territori controllati, 45 dal business dei rapimenti e 5 dalle donazioni. Più in dettaglio si riteneva che la macchina jihadista fosse in grado di incassare in un solo mese 40 milioni dalla vendita dell’oro nero, 3,7 dai saccheggi e 2 dalla tassazione. Secondo i francesi invece quel guadagno era ancora più alto: Bernard Bajolet, il direttore Dgse (il servizio informativo all’estero dell’intelligence transalpina), in un audizione del 2016 ha confermato al’Assemblé national che l’Isis poteva contare su un patrimonio di 2 miliardi l’anno.

    Nel 2015 un rapporto del Financial Action Task Force aveva calcolato che le bandiere nere riuscivano a guadagnare da cinque diverse fonti:

    I proventi illeciti dell’occupazione del territorio (uso risorse, rapine, tasse, vendita di reperti archeologici ecc)
    Rapimenti per la richiesta di riscatti
    Donazioni di enti o Paesi
    Supporto materiale delle migliaia di foreign fighter
    Finanziamento attraverso la rete
    La fonte di ricavo principale era data dall’uso sapiente del territorio. Durante i lunghi anni dell’embargo l’Iraq di Saddam Hussein aveva creato una fitta rete di network per trafficare petrolio e altri beni verso Turchia, Giordania e Siria. Un reticolo che l’Isis ha saputo sfruttare molto bene. Il primo segno del collasso, soprattutto economico, è arrivato quando la coalizione internazionale ha iniziato a bombardare duramente pozzi petroliferi e raffinerie, una mossa che ha colpito duramente il funzionamento del Califfato, che poi è collassato sotto i colpi delle offensive nei quadranti siriani e iracheni.
  8. italiabella
    22 Lug 18 @ 23:28  permalink
    Con la perdita della forma statuale per l’organizzazione si sono poste nuove sfide, anche se diversi esperti, come scrive un report del Parlamento europeo, sono convinti che la flessibilità del gruppo gli permetterà di sopravvivere. Se è vero come ha notato l’International Centre for the Study of Radicalization and Political Violence che tra il 2015 e 2016 i guadagni sono diminuiti del 54%, va anche detto che l’organizzazione ha effettuato una sorta di spending review per ridurre e ottimizzare i costi. Costi che si rivelano sufficienti anche a fronte di una diminuzione degli stessi combattenti, sia per quelli caduti, che per quelli che sono ripartiti (per tornare a casa), o per andare in altri Paesi a combattere.

    Ma non è tutto. Secondo un legislatore iracheno, lo Stato islamico avrebbe fatto uscire da Iraq e Siria qualcosa come 400 milioni di dollari mentre altri sarebbero stati investiti in piccoli business locali grazie a prestanome. Sempre secondo fonti del governo di Baghdad, i contabili delle bandiere nere avrebbero iniettato nel tessuto economico locale 250 milioni.

    Sia nella capitale che nelle zone libere i terroristi hanno fatto leva sulle ambizioni di intermediari che non hanno mai avuto legami diretti con l’organizzazione e che quindi possono operare in tranquillità. Queste persone ricevono una quota dell’investimento e poi lo Stato islamico incassa i profitti. Si tratta di concessionarie d’auto, farmacie e negozi di elettronica, ma l’attività più remunerativa è sicuramente quella di “money change”.
  9. italiabella
    22 Lug 18 @ 23:29  permalink
    Una pratica avviata già durante la guerra. Questo è stato uno strumento molto importante per portare via il denaro dall’area. Diversi cambi valuta turchi nelle città lungo il confine con la Siria all’inizio del 2018 hanno raccontato che nell’ultimo anno l’Isis ha fatto transitare grandi flussi di denaro oltre confine, il tutto usando la hawala, un sistema di trasferimento di fondi basato sulla legge islamica, molto rapido ma molto difficile da tracciare. Ovviamente questi trasferimenti richiedono decine di hawaladar (il garante del trasferimento) e settimane per essere compiuti. Una singola coppia di intermediari non può funzionare. Quindi lo Stati Islamico per portare fuori da Siria e Iraq i propri soldi ha impiegato diversi hawaladar tra Turchia, Europa, Libano e Paesi del Golfo. Non solo. Per il suo stesso carattere informale è molto difficile che gli intermediari registrino i movimenti di denaro.
  10. italiabella
    22 Lug 18 @ 23:29  permalink
    Ahmet Yayla, capo del antiterrorismo turco, ha spiegato che molti di questi soldi si trovano in Turchia. In parte sono stati usati per acquistare dell’oro, mentre altri sono stati depositati per future operazioni e per mantenere cellule dormienti. In occasioni delle indagini sull’attentato del primo gennaio 2017 in un nightclub di Istanbul, la polizia ha scoperto un centinaio di case nella città che ospitavano operativi dell’Isis e nascondevano circa 500mila dollari. È chiaro quindi che l’Isis ha progettato il dopo Califfato quasi in ogni dettaglio. A partire dalla gestione dei soldi. I fondi raccolti negli anni della violenza sono stati impacchettati e spostati per essere tenuti a disposizione. Allo stesso tempo è chiaro che il ritorno alle origini, all’insorgenza di quando ancora il gruppo si chiamava Aqi, comporterà un ritorno a forme tradizionali di “guadagno”. Rapimenti, estorsioni, anche se l’esperienza amministrativa verrà applicata in nuovi contesti, come è stato nel caso del laboratorio afghano.
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